Giu 252013
 

blocco stradale

Lo Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura (SUI) di via Lupi di Toscana a Brescia è l’ufficio al quale migranti e cittadini\e (‘nuovi’ e ‘vecchi’) devono rivolgersi per chiedere molti dei documenti fondamentali per la vita di circa 200 mila donne e uomini immigrate\i che abitano la provincia di Brescia. All’interno degli uffici si trattano pratiche tra cui domande di emersione (sanatorie-truffe), flussi, ricongiungimenti famigliari, legalizzazioni e domande di cittadinanza. Un ufficio fondamentale che non ha mai funzionato, creando solo attese infinite. Parliamo di anni, con scadenze e tempi costantemente incerti, accesso alle informazioni seriamente limitato, strutture inadeguate. Una situazione che viene denunciata fin dalla sua apertura, circa dieci anni fa.

Per anni le istituzioni hanno aggirato il problema e rifiutato ogni richiesta di potenziamento del servizio al fine di trovare soluzioni reali. Condizioni di lavoro non riconosciute e precarie per i\le dipendenti e servizio drammaticamente inefficiente hanno accentuato una situazione discriminatoria nei confronti degli/delle utenti.

L’indagine della magistratura che accusa l’intero ufficio di associazione a delinquere, ha peggiorato un contesto già di per sé molto difficile. Durante l’incontro di sabato 22/6 il vice prefetto Pasquariello ha affermato che lo Sportello unico di via Lupi di Toscana riuscirà a svolgere solo la metà del lavoro che riusciva a svolgere prima, e non si sa fino a quando. E’ allo studio, ha aggiunto, un ‘collage’ di dipendenti di altri uffici pubblici che dovranno salvare la situazione, acquisendo in pochissimo tempo centinaia di procedure e informazioni.

 (Sulla vicenda giudiziaria, non potendo conoscerne i dettagli, non possiamo che esprimere perplessità\attenzione verso un’azione tanto forte e condannare qualunque comportamento speculi e approfitti dello stato di sofferenza e di bisogno di una persona, ancor più se utilizza strumentalmente una posizione di potere.

Allo stesso tempo esprimiamo solidarietà ai precari e alle precarie degli uffici, che di sicuro molto potere non hanno, e che stanno pagando anch’essi\e un caro prezzo al sistema, ‘insostenibile’ per alcuni\e ma ‘estremamente redditizio’ per altri\e, dei permessi di soggiorno legati a un contratto di lavoro)

 Per coloro che hanno una pratica depositata in quegli uffici nulla è certo. Chi ha fatto domanda di sanatoria nel 2012 o attende ancora per quella del 2009 dovrà aspettare anni per avere una risposta. Dovrà continuare a pagare i contributi per diritti e servizi che non si sa se mai avrà, cercando di mantenere lo stesso rapporto di lavoro in un periodo di grave crisi economica. La stessa attesa riguarderà anche le pratiche per i ricongiungimenti famigliari, le richieste di flussi e di cittadinanza. L’impossibilità di accedere agli sportelli senza appuntamento, per poter avere informazioni, complicherà ulteriormente la situazione, negando di fatto alle persone la possibilità (che è un diritto!) di perfezionare le proprie pratiche avendo ricevuto le necessarie indicazioni. Un disservizio che, senza dubbio, inciderà sull’esito della pratica.

 In tutto ciò c’è un aspetto importante che spesso si sottovaluta. Più il tempo passa (tempo che si traduce in anni), più si fa concreto il rischio che alcuni requisiti subiscano variazioni, in particolare se riferiti al reddito e\o a rapporti di lavoro, soprattutto oggi, nella pesante situazione di crisi che impone impoverimento e disoccupazione. Dopo anni di politiche centrate sull’austerità e la precarietà si chiede ai/alle migranti di dimostrarsi immobili con un rapporto di lavoro tempo indeterminato. Se non esiste nessuna certezza sui tempi di risposta, nessuno\a è nella condizione di garantire che la propria situazione non possa cambiare. Più passa il tempo più aumenteranno i rigetti e le risposte negative. Un’ulteriore grave violazione dei diritti delle e degliutenti\migranti da parte degli uffici di via Lupi di Toscana.

I\le lavoratori\trici migranti potrebbero perdere considerevoli somme di denaro, l’alloggio, le relazioni sociali al momento della risposta. Migliaia e migliaia di euro versati nelle casse dello Stato a memoria di un’ulteriore truffa a danno di chi non può tutelare i propri diritti, essendo, per legge italiana, lui\lei stesso\a illegale!

E’ una situazione pesante di cui le istituzioni, a partire dalla Prefettura e dal Ministero, devono rispondere!

Leggi razziste come la Bossi-Fini e le varie emersioni (sanatorie-truffe) producono solo discriminazioni, burocrazie contorte e circuiti criminali. La vendita di documenti e contratti di lavoro falsi non è altro che un’ulteriore prodotto di leggi che vanno cancellate!

La reale emersione di queste persone dalla clandestinità è un interesse collettivo! L’unica azione efficace contro economia sommersa, speculazioni, corruzione e sfruttamento, con tutte le conseguenze.

 E’ ora di cambiare tutto questo! Di unire le forze per dire basta a quello che può avere solo un nome e va combattuto: razzismo istituzionale.

CrossPoint

 ps: Saremo grati alle istituzioni, se nell’attesa di trovare una soluzione, ci tratterete come utenti offesi nei diritti e preoccupati per il futuro di documenti determinanti per la nostra vita, e non come capre o criminali. Qualcosa di civile, tipo sale d’aspetto, non recinti e polizia!

 

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