Lug 172013
 

51b78315aa295.preview-300Prendiamo la parola in merito agli articoli usciti su alcuni quotidiani locali. Ci riferiamo agli ignobili articoli che associano le accuse di stalking a sorrisi fraintesi.Visto che la questione ci riguarda da vicino facciamo pubblicamente chiarezza.  La donna che ha denunciato per stalking l’uomo indiano è una di noi, un’attivista impegnata da anni per i diritti delle persone straniere e contro lo sfruttamento razzista agevolato da leggi come la Bossi/Fini.

L’uomo denunciato l’abbiamo conosciuto, come centinaia di altri uomini e donne stranieri, in occasione della mobilitazione contro la sanatoria truffa del 2009. Un uomo che è stato truffato, e che è entrato nel circolo vizioso Cie-carcere ovvero quel percorso che porta una persona, se priva di documenti, dalla detenzione nei lager per migranti al carcere, senza soluzione di continuità. L’attivista antirazzista ha seguito la sua pratica di richiesta di permesso di soggiorno e gli è stata umanamente vicina, scrivendogli lettere durante la detenzione ed andandolo a trovare. Il difficile momento di solitudine e di privazione della libertà, senza aver commesso alcun crimine, ha fatto sì che l’uomo manifestasse affetto e riconoscenza alla donna. Una volta uscito dal carcere questo affetto si è trasformato in ossessione, con innumerevoli e martellanti telefonate, in un legame che esisteva solo nella sua testa, in una mancata comprensione dei rifiuti della donna. Più volte lo abbiamo allontanato dai nostri ambiti di intervento, dalle nostre riunioni ed iniziative. Purtroppo tornava continuamente a cercarla in modo sempre più invadente ed aggressivo. Non sono serviti i nostri molteplici tentativi di dialogo per far cessare le molestie assillanti. Si è deciso quindi di avviare l’iter per stalking e presentare una denuncia in Questura.

Dobbiamo tuttavia segnalare che il comportamento della Questura è stato preoccupante se non  pericoloso. Innanzitutto per avere trasmesso alla stampa la notizia della denuncia, non ci risulta che ad ogni denuncia di stalking venga dedicato un articolo sui quotidiani. E successivamente, nel notificare allo stalker la denuncia, con l’obbligo di stare lontano dalla donna, la questura gli ha fornito l’indirizzo dell’abitazione della donna. L’esito è stato che l’uomo ha iniziato a recarsi davanti alla casa dell’attivista per importunarla pesantemente. Ci chiediamo come sia possibile che funzionari di polizia che dovrebbero tutelare la persona che sporge denuncia per molestie, forniscano dati personali allo stalker. Questo modo di procedere, anche se fosse dovuto ad errore, è comunque gravissimo e assolutamente inammissibile!

Per quanto riguarda agli articoli usciti recentemente non possiamo che giudicarli  vergognosi, maschilisti e conniventi con chi agisce molestie e violenza. Fanno passare la donna che denuncia uno stalker come una che ha frainteso dei complimenti, insinuando che la diversità tra culture abbia generato degli equivoci. Dovrebbe essere ormai noto a tutti, anche a chi scrive sui quotidiani, che una delle emergenze sociali è la violenza maschilista contro le donne, violenza che è trasversale alle classi sociali, alle credenze religiose, alle nazionalità. Solitamente quando a compiere violenza è uno straniero si mette sotto accusa la cultura da cui proviene, come se le culture non fossero soggette a cambiamenti e continue trasformazioni. Se invece a molestare, violentare e uccidere una donna è un italiano si parla di raptus di follia, di condizioni personali e specifiche, mai di cultura maschilista e patriarcale. Di fronte a tale prevalente rappresentazione della violenza sulle donne sulla stampa italiana, stupisce che questa volta si esca dallo schema consolidato e si mettano in dubbio le parole di una donna italiana avvallando la versione dell’uomo straniero. Per quale motivo? Che la stampa si sia fatta carico del ruolo che svolge nella costruzione delle diversità e delle pericolose contrapposizioni tra civiltà? Piuttosto ci sorge il dubbio che per l’attivista antirazzista non conti la sua versione dei fatti e la sua denuncia di stalking non venga presa in seria considerazione come le altre.

Come movimento antirazzista bresciano, attivo e presente quotidianamente nelle lotte per i permessi di soggiorno, contro le truffe delle sanatorie, contro gli sfratti, contro l’inaccettabile blocco della prefettura, siamo i primi  e le prime a vivere la complessità e le contraddizioni di un mondo abitato da persone di diverse credenze, abitudini, visioni della società. Le nostre convinzioni politiche sono estremamente chiare: il nostro essere antirazzisti ed antirazziste va di pari passo col nostro essere antisessisti. Siamo contro chi discrimina e sfrutta le persone migranti così come siamo contro chiunque agisca violenza e molestie a danno delle donne, indipendentemente dal passaporto che possiede: un uomo violento italiano o straniero non è dei nostri.

Si combatte la violenza contro le donne anche scrivendo la verità sulle minacce e sugli abusi che le donne subiscono, creando un clima condiviso che condanna chi molesta e violenta e non chi denuncia le violenze subite. Anche i giornalisti dovrebbero avere il dovere etico di fare la loro parte. Solo così si esce dalla connivenza e dalla complicità.

Brescia 16 luglio 2013
Associazione Diritti per Tutti, Cross-Point

DI SEGUITO LA LETTERA INVIATA ALLA STAMPA DA ALCUNE DONNE BRESCIANE

Gentile Direttore
Leggendo la storia pubblicata nelle pagine di cronaca dal vostro giornale venerdì 12 Luglio scorso, ci si deve purtroppo confrontare con l’ennesima sottovalutazione di un comportamento e azioni continuate di violenza nei confronti di una donna. Già il titolo – Accusato di stalking per un sorriso? – pare ideato per insinuare dubbi sul vero dell’accusa. Viceversa un
ascolto attento della parola femminile in questi casi, doveroso da parte di chi ha la pretesa di farne notizia, potrebbe render conto e conoscenza di come sia difficile per una donna vittima di violenza arrivare alla denuncia e comprendere quindi che quando ci arriva, non sia per semplice alterigia o fastidio per un apprezzamento, ma per il vissuto di umiliazione e
offesa per gli atteggiamenti e le azioni violente subite che lasciano segni, quand’anche non nel corpo, certamente nell’anima, tanto più quando ripetutamente reiterate come nel caso di stalking.
Se poi si confermasse quanto sostenuto nell’articolo, cioè che: “In questura alla ragazza era stato detto di far presente al suo “persecutore” di presentarsi alla polizia per una notifica…” ci troveremmo di fronte ad una sbrigativa sottovalutazione le cui responsabilità sono più ampie e inquietanti di quelle dell’autore dell’ articolo. Quando mai è la vittima
di stalking a dover notificare la denuncia al suo persecutore?
E’ quasi incredibile dover ritrovare per l’ennesima volta tanta superficialità e irresponsabilità; quante donne si sarebbero salvate da femminicidi annunciati se soltanto le loro parole fossero state ascoltate e prese sul serio? Nel caso in questione ci resta ancora la possibilità di riuscire ad evitare il peggio, quindi chi ha compiti di prevenzione e sorveglianza si attivi al meglio delle sue funzioni e possibilità. Quanto a comportamenti scorretti e irregolari, se ci sono stati, l’auspicio è che non restino impuniti.

Aurora Sorsoli, Grazia Longhi Meazzi, Ivana Trevisani, Mariagrazia Fontana, Oriella Savoldi

 

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