Ott 042013
 

Spiaggia-Scicli-3-foto-Francesco-RagusaL’aspetto che più dovrebbe sconvolgere, insieme alle centinaia di vite distrutte, sono le frasi di circostanza, le ipocrisie, i finti proclami che arrivano da più parti. La strage di Lampedusa purtroppo non è un evento eccezionale, un insieme di circostanze sfortunate. La memoria va all’affondamento nel 1997 della nave Kateri Rades ad opera di una corvetta della marina militare italiana. Anche allora centinaia di migranti morti.

Oggi come allora ci sono dei responsabili, dei colpevoli. Sono le leggi sull’immigrazione, le politiche di respingimento dei migranti. I colpevoli sono coloro che le hanno sostenute, applicate, ed anche coloro che hanno fatto finta di contrastarle.

Quando si parla di razzismo istituzionale e di Stato si intende anche questo. Ci si riferisce al cimitero d’acqua che è diventato il Mar Mediterraneo, ai muri invisibili costruiti dalle marine militari di mezza Europa. Ai cosiddetti accordi bilaterali tra Stati europei e del Nord Africa per potenziare la rete dei centri di detenzione per migranti. Veri e propri lager nel deserto. E’ venuto ormai il tempo che le uniche parole accettabili sono: abrogazione e cancellazione della legge Bossi-Fini e del Testo unico sull’immigrazione. Non ci sono più mediazioni da fare, inutili e dannosi equilibri politici da salvaguardare.

La libertà di circolazione dei/delle migranti non è un diritto astratto o un buon proposito per “tempi migliori”, è la condizione prima e fondamentale per affrontare qualsiasi discorso sulle migrazioni. E’ innanzitutto una pratica, un comportamento, una necessità, una scelta in grado di scardinare le varie forme di razzismo. Non è con il silenzio o le commemorazioni che si cambierà questa situazione.

Solo la capacità di aprire conflitti sulla chiusura dei CIE, l’annullamento degli accordi bilaterali, l’abolizione del reato di clandestinità, la cancellazione del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro potrà rendere protagonisti del proprio destino i migranti e le migranti.

Progetto Cross-Point

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