Nov 082013
 

“Parti verso un paeseGezim_f
che non chiama il tuo nome,
ma solo il tuo corpo”

Poeta italo-albanese di fama internazionale, Gëzim Hajdari fa tappa a Cross-Point portando in dote un gran patrimonio di incroci.
Nelle sue poesie scritte in una lingua e ricreate nell’altra, Gëzim costruisce ponti di cui tutti abbiamo bisogno: se gli italiani faticano ad andare incontro al mondo, i migranti, che si allontanano dalla propria lingua madre e non hanno ancora “in mano” la nuova, rischiano di diventare fantasmi senza voce, vittime di un Occidente che ne vuole solo i corpi e respinge i vissuti.
Cantore della comunanza tra popoli e culture, celebrata in particolare nell’ultima opera Nûr; antinazionalista e visceralmente innamorato della sua terra (tanto da tradurre in italiano, prima uscita dai confini albanesi, gli epici Canti dei nizàm); intellettuale d’altri tempi o sopra i tempi la cui opera è studiata ormai dall’Italia agli Stati Uniti:

Hajdari arriva a Cross-Point

GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE DALLE ORE 19.30

Presenta Giulia Inverardi
Messa in scena di alcune poesie con la collaborazione di Valbona Xibri

Aperitivo di accoglienza

“In tutte le terre io dormo innamorato
in tutte le dimore mi sveglio bambino
la mia chiave può aprire ogni confine
e le porte di ogni prigione nera”

  3 Responses to “Trovare la voce: incontro con Gëzim Hajdari”

  1. Mi dispiace proprio di non poter partecipare, Gëzim Hajdari
    è un grande poeta. Stigmate/Vrage è una bellissima raccolta come le altre:
    “Ogni giorno creo una nuova patria
    in cui muoio e rinasco…”
    Sono stato in Albania e mi è rimasta nel cuore questa terra, come la poesia
    di Gëzim.
    Allego una mia poesia sull’Albania come omaggio a Gëzim Hajdari.
    Un cordiale saluto e auguri per la riuscita della serata.
    Mirupafshim dhe faleminderit
    _____________________________________________________________
    Shqipëria

    Nella terra muta d’Albania
    le parole celate
    possiedono sguardo d’aquila.
    Sotto un cielo vigoroso,
    di acceso silenzio la notte,
    sudore, greggi e solitudine sparsa.
    Lenti gomar arginati
    da improbabili lacci
    scrutano i loro simili nella pena.
    Sovrana è la polvere
    si sazia d’aria
    scippando il respiro.
    I pensieri rimossi
    di lontana simmetria vissuta
    colmano le estese cavità,
    urbani arredi.
    Tartarughe…
    scrigni in movimento
    concedono inattese suggestioni.
    Gesti antichi, aspri, salutano il giorno
    come briciole dello stesso pane.
    Tra macchine lustrate
    lenti trattori sbuffano,
    la storia ha il fiato corto
    e tempo da spendere.

    Guglielmo Loffredi

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