Gen 102014
 

In occasione della visita a Brescia della Ministra Kyenge, prevista per domani, SABATO 11 GENNAIO 2014 dalle ore 10, invitiamo tutti e tutte a partecipare al PRESIDIO che si terrà davanti alla sala San Barnaba (Corso Magenta, 44 a Brescia) per denunciare le politiche del Governo in materia di immigrazione, le responsabilità politiche nelle mancate risposte sulla situazione della Prefettura di Brescia e per sostenere l’intervento dei migranti che porteranno le nostre rivendicazioni all’attenzione della Ministra e delle istituzioni presenti.

1468612_787822234577141_678849701_nBasta clandestinità, basta discriminazioni!

Essere migranti a Brescia significa precarietà, clandestinità, discriminazione burocratica. Questa è la situazione reale con cui ogni giorno ci scontriamo. Lavori precari senza diritti, sanatorie-truffa e lunghissimi tempi di attesa dei permessi di soggiorno.

Non è una novità che la crisi colpisca innanzitutto i/le migranti, che sono i primi ad essere licenziati perdendo di conseguenza il permesso di soggiorno. Ma purtroppo c’è una specificità di Brescia che aggrava oltremisura la condizione dei e delle migranti.

Parliamo delle lungaggini, degli ostacoli, di vere e proprie pratiche discriminatorie messe in atto dalla Prefettura, dalla Questura, dalla Direzione Provinciale del lavoro. Le vediamo ogni giorno con il collasso dello Sportello Unico per l’Immigrazione, mai potenziato, con le espulsioni indiscriminate, con i controlli a tappeto per rendere la vita e il lavoro dei/delle migranti quasi impossibili, con le interpretazioni capziose e restrittive delle stesse leggi e decreti in vigore.

Ci chiediamo per quale motivo a Brescia le pratiche della sanatoria 2012 siano in alto mare, e si prospettano molti rigetti, quando – secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Interno – nelle altre città ci si avvia verso la conclusione? Una domanda alla quale non ci è stata data alcuna risposta credibile da parte delle Istituzioni locali e dal Ministero dell’Interno. Non vorremmo che ci fosse un uso della burocrazia per discriminare ancor più i/le migranti, che ci fosse una sorta di rivalsa per far pagare ai/alle migranti di Brescia le lotte che hanno fatto e stanno facendo per i loro diritti e la loro dignità. Tutto ciò sarebbe molto grave.

Al razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini e  dei provvedimenti locali e regionali contro i migranti si sommerebbe un uso razzista anche della burocrazia, con richieste incomprensibili, con la mancanza di informazioni e tempi certi.

Dopo la strage di Lampedusa abbiamo sentito le voci, in verità molto timide, di esponenti politici e istituzionali che parlavano della necessità di “modificare”, ” rivedere”,”superare” la legge Bossi-Fini. Voci appunto, non fatti.

Mai come oggi il razzismo di quella legge funziona a pieno regime: se si perde il posto di lavoro si perde anche il permesso di soggiorno, se non si ha il permesso non si può avere un lavoro. E non è un caso che tutte le sanatorie degli ultimi anni si sono rivelate delle truffe economiche, ma non solo, ai danni dei/delle migranti. Di parole che esprimevano solidarietà e comprensione ne abbiamo sentite tante, di fatti non ne abbiamo visti.

Ça suffit avec la clandestinité, ça suffit avec les discriminations!

Etre des migrants à Brescia signifie de la précarité, de la clandestinité, de la discrimination bureaucratique. C’est celle-ci la situation réelle à laquelle on doit faire face chaque jour. Des travaux précaires sans droits, des « sanatorie-truffa » et des temps d’attente de permis de séjour très longs.

Ce n’est pas une nouveauté que la crise frappe avant tout les migrants, qui sont les premiers à être limogés en perdant par conséquence le permis de séjour. Mais malheureusement il y a une spécificité de Brescia qui aggrave beaucoup la condition des migrants. Ce sont les retards, les obstacles, les véritables pratiques discriminatoires mises à exécution par la Prefettura, par la Questura, par la Direzione Provinciale del lavoro. On le voit chaque jour avec la débâcle du Sportello Unico per l’Immigrazione, jamais renforcé: les expulsions indiscriminées, les  contrôles pressants qui rendent la vie des migrants presque impossibles, avec les interprétations captieux et restrictives des lois et des décrets en vigueur.

On se demande pourquoi à Brescia les démarches de la « sanatoria » 2012 sont encore dans l’impasse, et on s’attends beaucoup des rejets, lorsque dans toutes les autres villes, selon les données du Ministero dell’Interno, la procédure est sur le point de se conclure. A cette question, on nous a donné aucune réponse croyable, ni de la part des institutions locales, ni de la part du Ministero dell’interno. Nous ne voulons pas qu’on utilise la bureaucratie pour discriminer encore plus les migrants, qu’on prenne une revanche sur le migrants des Brescia à cause des luttes qu’ils ont fait et qu’ils sont en train de faire pour ses droits et sa dignité. Cela serait très grave.

Au racisme institutionnel de la Bossi-Fini et des dispositions locales et régionales, on ajouterait un usage raciste aussi de le bureaucratie, avec des demandes incompréhensibles, avec une manque d’informations et sans aucune certitude à propos des temps.

Après le naufrage de Lampedusa on a entendu des voix, à vrai dire très timides, qui parlaient de la nécessité de « modifier », « corriger », « dépasser » la loi Bossi-Fini. Des voix donc, et pas des faits.

Jamais comme aujourd’hui le racisme de cette loi marche à plein régime : en perdant le travail on perd aussi le permis de séjour, et sans papier on ne peut plus trouver un emploi. Ce n’est pas un hasard que les sanatorie des derniers années se sont révélées des escroqueries pas seulement économiques au détriment des migrants. On a entendu beaucoup de mots de solidarité et de compréhension, mais on a pas vu des faits.

 

 

 Leave a Reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

(required)

(required)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.