Feb 212014
 

1555562_825243067501724_1237198675_nAlla fine, dopo alcune ore di trattenimento in Questura, il nostro fratello Alì è stato rilasciato, ed in mano ha un provvedimento della Prefettura che gli intima di lasciare il territorio nazionale. Alì è uno dei tanti migranti che a Brescia hanno presentato domanda di emersione per  la sanatoria 2012, uno dei tanti a cui gli uffici preposti alla gestione della procedura di regolarizzazione stanno facendo pagare il prezzo dell’ennesima truffa, con rigetti pretestuosi, lungaggini, interpretazioni capziose di una legge già di per sé assurda e con controlli a tappeto di datori di lavoro e lavoratori. Alì, inoltre, ha avuto la “colpa” di essersi impegnato da subito nella lotta per il permesso di soggiorno, di essersi esposto, di avere criticato quello che orami tutti sanno: la sanatoria 2012, come del resto le precedenti leggi di sanatoria, è una legge che viene utilizzata per estorcere soldi ai migranti, fatta per sfruttarne il lavoro… mentre l’ottenimento di un titolo di soggiorno resta una remota eventualità. Per questo Alì ha avuto un trattamento “preferenziale”. Recatosi agli uffici del SUI semplicemente per aiutare un amico che parla poco l’italiano, una volta esibito il passaporto, gli è stato consegnato il provvedimento di rigetto della domanda di sanatoria. Facciamo notare che Alì non era presente a nome suo, ma come semplice traduttore. Non contenti, gli uffici hanno trattenuto il suo passaporto e chiamato gli agenti di polizia per portarlo in Questura e procedere all’espulsione. Una procedura, questa, alquanto strana, eccezionale, inedita. Si tratta di un meccanismo ad hoc volto a  colpire chi ha fatto sentire in piazza la propria voce, a intimidire chi ha osato protestare ed ha avuto il coraggio di esigere il rispetto della propria dignità e di quella di tutte e tutti i migranti. Infatti, una persona destinataria di un di rigetto, anche se irregolare, ha la possibilità di contestare il provvedimento, di rivolgersi a un tribunale e, eventualmente, di farlo modificare. La rapidità con la quale si reprime, evidentemente, non è la stessa con cui si procede al rilascio dei permessi di soggiorno. La provocazione messa in campo, con la minaccia dell’espulsione, non solo non fermerà le iniziative di lotta: essa dimostra che Prefettura e Questura temono le potenzialità della lotta dei migranti a Brescia, e quindi ci spinge ancora di più a continuare le lotte per i diritti.

  One Response to “NESSUNA PROVOCAZIONE CI FERMERA’”

  1. […] volte vorrei dire a chi discrimina che il tal ragazzo, sequestrato, terrorizzato, trattenuto in Questura solo per la sua splendida capacità di alzare la testa, è amico mio – che io ho ascoltato le […]

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