Giu 102014
 

kick2013partitaTerzo anno per kick the border, il torneo antirazzista che dà un calcio ai confini e allo sfruttamento.

In collaborazione con le Palestre Popolari di Brescia, Rovato e Bergamo

Mentre in Brasile con l’avvio dei mondiali la polizia sta reprimendo duramente ogni manifestazione noi a centro campo riportiamo tutte le rivendicazioni che in questi anni abbiamo portato avanti da protagonisti rifiutando il ruolo passivo di giocatori/marionette di astratte nazioni e riconoscendoci come cittadini del mondo. In questo torneo la vera sfida non è l’eliminazione delle altre squadre, ma la costruzione di un’unica nuova squadra che sappia rivoluzionare il gioco stesso.

Il campo come sempre è impervio. Ci troviamo ancora intrappolati nella Fortezza Europa che continua a mietere vittime sia lungo i propri confini di mare e di terra sia all’interno degli stessi. La militarizzazione dei confini, anche quando è mascherata da intervento umanitario, va immediatamente fermata. I C.I.E. vanno chiusi. Migrare non è reato. Ciascuna donna e ciascun uomo ha diritto di viaggiare per costruirsi una vita migliore, per sfuggire a guerre o miseria, o anche solo per curiosità, per incrociare nuovi pensieri, per conoscere nuovi compagni di squadra e per provare nuovi campi dove mettersi in gioco.

I regolamenti che ci impongono sono sempre più assurdi. Burocrazie sempre più contorte vengono utilizzate per negare alle/ai migranti i più elementari diritti: il razzismo istituzionale è la nuova arma di esclusione sociale di massa. E’ efficace e pulita, e così può essere usata senza remore da qualsiasi funzionario. I regolamenti comunali che vanno a colpire i migranti, i percorsi ad ostacoli per l’ottenimento della residenza, la legge bossi-fini che lega il p.d.s. al contratto di lavoro, i pacchetti sicurezza, sono solo alcuni esempi: queste leggi non si possono solo dribblare, dobbiamo mandarle in panchina una volta per tutte. Al loro posto, un solo e semplice principio: il diritto di tutte e tutti a vivere un’esistenza libera e autodeterminata.

A Brescia da troppo tempo stiamo vivendo in un’infinita e deleteria moviola, quella della sanatoria-truffa del 2012. Dopo quasi due anni dalla presentazione delle domande di emersione solo la metà delle pratiche sono state evase. Il 60% circa di queste si sono chiuse con il rigetto della domanda. La strutturale carenza di organico degli uffici a Brescia e la pressione esercitata dall’indagine della magistratura, sono stati usati in maniera strumentale contro i migranti e le migranti. .Di fatto in questa città la sanatoria è saltata. Una situazione drammatica che stiamo denunciando da tempo, mentre le istituzioni giocano a rimpallarsi le responsabilità. L’unica soluzione percorribile è il cartellino rosso immediato per la Prefetta che non ha voluto gestirla e l’intervento straordinario del Ministero.

Ci rifiutiamo però di giocare solo in difesa: sappiamo che per fare rete dobbiamo correre in avanti per cancellare la legge Bossi-Fini e sciogliere il legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, tanto più assurdo e deleterio in questo momento di crisi. Migliaia di domande di rinnovo del permesso rischiano di ricevere un diniego da parte della Questura a causa dell’insufficienza del reddito: ciò significherebbe il ritorno alla clandestinità per migliaia di persone!

L’emersione dalla clandestinità di migliaia di donne e di uomini è un interesse collettivo: il permesso di soggiorno dev’essere garantito a tutti e a tutte slegato da lavoro e reddito!

Per questo chiamiamo tutte e tutti in campo, ciascuna/o con il ruolo che sente più adeguato: non è tempo di stare in panchina, dobbiamo invadere il campo con il nostro desiderio (le nostre istanze) di trasformazione.

  • Diciamo basta al quotidiano razzismo istituzionale!

  • Per la cancellazione della Bossi-Fini, per rompere il legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.

  • Per dire che non accetteremo più sanatorie\leggi truffa!

  • Perché venga messa fine subito alla barbarie dei CIE e dei respingimenti in mare.

  • Per uscire dal ricatto della precarietà e della crisi.

  • Perché sia garantito l’accesso alle forme di protezione umanitaria e internazionale a tutti i profughi.

La lotta della gru, gli scioperi del primo marzo, le mobilitazioni dei lavoratori della logistica hanno acceso i riflettori sulla nostra determinazione e sul nostro protagonismo; hanno anche chiarito a chi si illudeva di poter controllare i nostri corpi che non accetteremo i continui ricatti sulle nostre vite!

leggi qui il regolamento del torneo

per iscriversi al torneo, per info e contatti: oppure 328 1843740

 

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