Lug 282014
 

prefettura 15maggio2013I numeri della sanatoria forniti dalla Prefettura di Brescia – nell’incontro con i parlamentari di qualche giorno fa – sono a dir poco drammatici. Non solo perché testimoniano della lentezza degli uffici nello sbrigare le pratiche di regolarizzazione. Infatti, il 60% di domande rigettate, quando il procedimento non si è ancora concluso, significa una cosa sola: che a Brescia non c’è stata alcuna sanatoria, che non c’è stata alcuna regolarizzazione. Significa che si è dissolta la speranza per migliaia di migranti dopo anni di lavoro in nero, dopo migliaia di euro versati nelle casse dello stato, di ottenere finalmente il tanto agognato permesso di soggiorno.

La sanatoria non c’è stata per una precisa volontà politica, che ha colpito i/le migranti tramite una burocrazia volutamente punitiva in un panorama che ha visto il totale silenzio delle istituzioni, se non la complicità, sulle ingiustizie perpetrate ai danni dei/delle migranti.

Il risultato è quello del ritorno all’invisibilità lavorativa, esistenziale, sociale e politica di migliaia di persone. Il ritorno al lavoro supersfruttato e senza diritti, alla riproduzione di quell’ordinario razzismo istituzionale che condanna tutta una parte della popolazione alla marginalità e all’inferiorità. Di questo ne portano, e ne porteranno, precise responsabilità la Prefettura, la Questura e la Direzione Territoriale del Lavoro.

Non ci stupisce che la Prefetta affermi, sostenuta dall’eco di qualche accomodante commentatore, che tutto ciò sia stato fatto in nome della legalità, del rispetto della legge o, come si dice nel gergo autoritario tanto in voga, del “rigore”. Non stupisce perché questa è la loro legalità, che ci piaccia o meno. E’ una supposta dura legalità applicata con rigore nei confronti dei/delle migranti ma spesso dimenticata quando ha riguardato le iniziative razziste di qualche politico o amministratore locale. Non ci siamo certo dimenticati il comportamento della Prefettura durante la lotta dei migranti sulla gru.

La legalità è fatta da una legge razzista come la Bossi–Fini e da sanatorie truffa, la legalità è quella che crea un legame inscindibile tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, quella che ti rigetta nella clandestinità quando il lavoro lo perdi o quando, secondo i parametri di legge, non guadagni abbastanza e che poi, ancora, ti chiede migliaia di euro per riottenere il permesso di soggiorno.

Non vediamo nulla di umano in queste leggi e nelle dichiarazioni nelle conferenze stampa. Vediamo solo grandi ipocrisie che celano il razzismo istituzionale di cui sono intrise. Per questo chiediamo che vangano abolite leggi e provvedimenti razzisti, che ci sia la possibilità effettiva di essere regolarizzati, di avere un permesso di soggiorno senza venire ogni volta truffati.

Non ci interessano le opposizioni di facciata, e ci lasciano di stucco le dichiarazioni di chi chiede un “avvicendamento ai vertici della prefettura”, soprattutto perché non si capisce a chi venga chiesto questo avvicendamento.

Una cosa non ci quadra per nulla: il PD è il principale partito di governo, la Prefettura rappresenta il governo sul territorio ed è il governo che ha il potere di rimuovere un prefetto, se ritiene che l’operato di quel prefetto non vada bene. Allora, a chi viene chiesto questo avvicendamento? A se stessi? E’ un dialogo interiore? Senza esito a quanto pare: il PD chiede al PD di rimuovere un funzionario, un rappresentante del suo governo, che però non viene rimosso.

I/le migranti, a Brescia come in Italia, hanno sempre saputo costruire percorsi di lotta propri, attraverso i quali diventare protagonisti e artefici del proprio destino. Sanno riconoscere, da una parte, tutti/e coloro che, consapevoli del diffuso razzismo istituzionale, ne hanno sostenuto con forza le rivendicazioni. E dall’altra coloro che, più preoccupati della tutela della loro “legalità” sono alla ricerca di paraventi politici e istituzionali per riprodurre senza limiti il lavoro sfruttato senza diritti, la criminalizzazione e la clandestinità. Noi abbiamo deciso da tempo da che parte stare.

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