Feb 132015
 

L’abbiamo detto e ripetuto più volte in questi anni: la Prefettura di Brescia usa la burocrazia per discriminare i/le migranti, per rigettarli nella clandestinità e nel lavoro nero.prefetta dimettiti

I dati sulle domande accolte della sanatoria 2012 lo dimostrano senza possibilità di smentita. Unico caso in Italia dove i rigetti superano il 70%. Ma per la Prefetta di Brescia è
andato tutto bene, la legge è stata applicata rispettando i principi della “legalità”.
Non importa se in questi anni abbiamo assistito ad ogni tipo di discriminazione nei confronti dei/delle migranti con la negazione anche dei diritti più elementari. A partire, quanto meno, dalla lotta della gru (per non parlare della mala-gestione degli uffici SUI che perdura da quasi un decennio) in cui davanti a una situazione insostenibile per migliaia di migranti le risposte sono state la completa chiusura davanti alle richieste di uscire dalla clandestinità, le espulsioni ingiustificate (tant’è che tutti si sono poi visti riconoscere la possibilità di ritornare), le denunce e le cariche della polizia. Una “legalità” a senso unico, usata come corpo contundente contro i/le migranti.
Non così è stato, ad esempio, nei confronti delle iniziative razziste della Lega Nord quando ha tappezzato una scuola con i suoi simboli. Quando allo Sportello Unico per l’Immigrazione veniva, ogni giorno, calpestata la dignità dei/delle migranti lasciati senza informazioni per anni, in balia di una gestione arrogante e lesiva dei diritti degli utenti all’accesso e alla conoscenza dello stato delle singole pratiche. Quando davanti a una condizione drammatica di migliaia di migranti si sono fatte scandalose conferenze stampa per dire che tutto andava bene, riproponendo un’interpretazione vessatoria delle norme sull’immigrazione. Stando alle notizie apparse sui giornali di questi giorni, per la Prefetta l’ostentata tutela della legalità sembra del tutto svanire davanti a amici e conoscenti.

Ora che perfino il Capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, Mario Morcone, solleva dubbi e perplessità sulla gestione della Prefettura di Brescia, nessuno può più far finta di nulla.
Le dimissioni della Prefetta e la riapertura di tutte le pratiche respinte, adottando i criteri di giudizio usati in tutte le altre città italiane, sono solo degli atti dovuti. Altrimenti non c’è che una sola parola per definire ciò che è successo a Brescia: razzismo istituzionale.

Associazione Cross-Point

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